Sono stato in vacanza nelle Marche, nella zona di Fermo. C’ero stato già da bambino, ed allora mi interessavano formine, paletta e secchiello, poi da ragazzotto men che ventenne, e naturalmente i miei interessi erano per certe tipette frequentatrici della spiaggia. Questa volta, a distanza di anni, è stato con tutta la famiglia, e con interessi del tutto diversi, il primo far prendere sole e mare ai bimbi, il secondo, portare a casa se possibile qualche scatto di questa terra che conoscevo poco o nulla, se non attraverso le fotografie di autori importanti e di flickriani pescati in rete.
Non abbiamo soggiornato sul mare, ma a qualche chilometro, in un agriturismo in collina, è questo è stato fondamentale per scoprire quanto sia davvero bella e interessante la campagna marchigiana. Certo, arrivo buon ultimo a questa scoperta, dopo che generazioni di fotografi l’hanno raccontata e interpretata, primo fra tutti Mario Giacomelli, marchigiano di Senigallia. Ma questo non mi ha tolto affatto il piacere della scoperta, anzi, la chiave è proprio rendersi conto che, stagione dopo stagione, anno dopo anno, questi luoghi non sono mai uguali a sè stessi, si rinnovano e mutano continuamente, con il lavoro dell’uomo, la trasformazione della terra, la fioritura dei girasoli, la crescita del grano. Dalla finestra del nostro appartamento, quello che una mattina era un paesaggio uniforme e infinito di un campo di spighe, al pomeriggio, dopo il passaggio della trebbiatrice, era un gioco di linee parallele e ondulate degli steli tagliati e lasciati in attesa del trattore che di lì a poco li avrebbe raccolti, cancellando questa seconda opera altrettanto provvisoria per una ancora diversa, di terra nuda e parallelepipedi di paglia.
Un fotografo vorrebbe sempre essere il primo a riprendere un soggetto, a svelarlo, ma quel paesaggio vivo, mutevole, andava fotografato, anche fossi la milionesima persona a farlo.

E quindi via, alla ricerca, aimé non a piedi ma per rispetto dei tempi familiari in macchina, guidando però molto lentamente e comunque con la promessa di piantare un nuovo albero in giardino per compensare il danno. Via, dicevo, lungo stradine bianche e colline, nel raggio di pochi chilometri quadrati dalla nostra residenza. In quel piccolo fazzoletto di mondo c’era tutto un mondo di geometrie e colori, giochi di linee, di trame. Tutto era già lì, davanti agli occhi, come fossi entrato nella galleria di un pittore inconsapevole ma pieno di talento, e non c’e stato altro da fare che scegliere con entusiasmo, gusto e pazienza il taglio, l’inquadratura e scattare, quasi non fossi più un fotografo ma un critico d’arte, un selezionatore di opere altrui per una mostra ideale.
Per i curiosi della tecnica, ho fotografato con uno zoom 100-400, usato per lo più alla massima estensione, per esasperare con lo schiacciamento dei piani la grafica e la dinamica delle linee, fotografando quasi sempre da una collina a quella opposta.
Una selezione di questi scatti è sulla galleria del mio sito.

Altra scoperta, meno piacevole, è stato leggere in rete appena tornato che questi luoghi sono in pericolo, né più né meno di qualsiasi altro luogo e sempre per gli stessi noiosi motivi – cementificazione, edificazione di strutture invasive e impattanti sull’ambiente, speculazione – tanto che è nato un movimento che cerca di tutelarli e difenderli, e che non posso far altro, dopo quanto visto in pochi giorni, che sostenere senza condizioni:
http://www.legambiente.eu/documenti/2008/0109_AppelloPaesaggioMarche/index.php
http://www.legambientemarche.org/progetto.php?id=43
http://www.cultura.marche.it/CMDirector.aspx?id=6926