Da oggi il mio blog si è trasferito all’interno del mio sito personale, dove potete trovare anche le informazioni su di me, sul mio lavoro, visionare il mio portfolio e acquistare le stampe delle mie immagini. Perciò d’ora in avanti l’indirizzo dove poter leggere i miei articoli è www.maxfranceschini.it/blog/.
Le pagine presenti qui invece non saranno più aggiornate.
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Pronte due proposte di workshop per questo autunno.
Per richiedere maggiori informazioni compilate il modulo a questa pagina.
Il primo:
Autunno nel Parco d’Abruzzo – 9, 10, 11 ottobre
Le vaste faggete accese dai colori autunnali, i camosci appenninici che si vestono della splendida livrea invernale e i cervi maschi in amore che riempiono le valli dei loro possenti bramiti, sfidandosi nei combattimenti rituali. Sono questi gli ingredienti del workshop di ottobre nel Parco d’Abruzzo Lazio e Molise, in una delle stagioni più interessanti e gratificanti per la fotografia naturalistica. Nel corso di due giornate dense e ricche di contenuti, avremo la possibilità di fotografare colori, panorami, animali selvatici, alberi monumentali e, chissà, con un po’ di fortuna incontreremo il lupo, o l’orso…
Il secondo:
Workshop di base di fotografia digitale – 17, 18, 21 ottobre
in collaborazione con Trekking Italia.
Va bene camminare, ma con la fotografia come te la cavi? Il tuo profilo: vai a camminare tutte le volte che puoi e hai sempre con te la tua macchinetta digitale. Ma le fotografie che ottieni non sono come vorresti. Cosa sbagli? Saranno i tempi? Saranno i diaframmi? È la luce giusta? Ti piacerebbe saperne di più e magari iniziare a fare sul serio? Perché tornare da un bel trekking con delle belle fotografie è una grande soddisfazione!
Workshop di base per trekkers aspiranti fotografi, in tre appuntamenti:
- full-immersion sulla fotografia: tempi e diaframmi, obiettivi, sensori, macchine fotografiche, profondità di campo, composizione dell’immagine, luce…
- facile e suggestivo phototrek: “imparare facendo”, capire con la pratica come realizzare buone fotografie
- incontro conclusivo per analizzare e criticare le immagini realizzate e per una panoramica sulla post produzione fotografica e sul fotoritocco digitale.
Gli incontri in aula si tengono presso la sede di Milano di Trekking Italia
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La montagna ha fornito la materia prima, la tavolozza, per così dire. La mia parte di lavoro è consistita invece nel salire dalla Val di Mello fino alla testata della Val di Zocca, ai piedi del rifugio Allievi-Bonacossa. Qui ho trovato e sono stato catturato da questi paesaggi minori che, in un gioco continuo di svelamento, ho iniziato a delimitare, con lo sguardo prima e con il perimetro del fotogramma poi. Porzioni di materia – roccia, licheni, acqua, muschio – una volta isolati ed estratti dall’insieme vasto e maestoso dell’ambiente che li contiene sono diventati qualcosa di altro, giochi di tinte, superfici, contrasti, trame, visioni espressioniste, testimonianze visive di come la natura sia unica ed ispiratrice anche in pochi centimetri quadrati.




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È il pomeriggio inoltrato del terzo giorno in Val di Rose, Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. I camosci pascolano non lontano da me, poco oltre il passo Cavuto, e dal momento che ho già realizzato parecchi scatti dei tranquilli ungulati, decido di cimentarmi in qualche paesaggio della valle, che con la luce del tardo pomeriggio dà il meglio di sé.
Monto perciò il grandangolo e mi sposto in una posizione più elevata, lasciando lo zaino con il teleobiettivo alcuni metri più in basso. Qualche istante dopo il piccolo branco decide di allontanarsi verso le rocce al di sopra della prateria. È un movimento collettivo, improvviso e rapido abbastanza da apparirmi inusuale, ma non così tanto da dare l’impressione di una fuga. Dopo un minuto, forse due, mentre sono ancora a cavallo del passo ad aspettare che un grosso nuvolone nero si sposti restituendomi la luce sole, arriva il lupo.
L’animale si muove tranquillo, solo, non sembra a caccia, ma semplicemente di passaggio. Un vecchio lupo solitario, un po’ malconcio, ma il cui fascino mi appare intatto, grazie anche all’immaginario che lo accompagna. Sarà a una cinquantina di metri, forse meno. Il primo pensiero è ora come coprire quella distanza che mi appare infinita tra me e il teleobiettivo, abbastanza rapidamente da non lasciare tempo al lupo da allontanarsi, ma abbastanza silenziosamente da evitare che si accorga della mia presenza. Ipotesi questa che potrebbe sembrare impossibile, e così è. Un animale selvatico non avrebbe una vita lunga se non si rendesse conto di cosa accade intorno a sé, se non riuscisse a percepire una potenziale minaccia.
Quando il tele è montato sulla macchina, il lupo ha già percorso correndo parecchi metri, quando inizio a scattare – e il nuvolone nero è rimasto proprio lì dov’era prima – con la sua rapida fuga ha già messo molta, troppa distanza tra sé e il mio minaccioso attrezzo fotografico. Non posso far altro che continuare a riprendere la sua figura che si allontana rapidamente, sempre più piccola, sotto una luce inesorabilmente grigia.

Il lupo di Passo Cavuto
Peccato, una occasione persa, fotograficamente parlando, ma almeno una bellissima ed emozionante esperienza. Per pochi minuti, io, una montagna, i camosci e il lupo, e nient’altro.

La Val di Rose vista dal Passo Cavuto. Sullo sfondo, il lago di Barrea
La Val di Rose, nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è il luogo dove si concentra il maggior numero di camosci dell’intero Appennino. Dal nome scientifico – Rupicapra Pyrenaica Ornata – è evidente come si tratti di una specie diversa dal più comune Rupicapra rupicapra, il camoscio alpino, dal quale si differenzia per il corpo più snello, una colorazione più chiara del mantello e una forma delle corna più allungata e uncinata. È un animale che a lungo è stato sotto la minaccia dell’estinzione, e i pochi esemplari sopravvissuti proprio qui, nel Parco d’Abruzzo, hanno permesso di ripopolare con successo i parchi del Gran Sasso e della Majella, da dove invece era completamente sparito. Un altro tentativo di reintroduzione, reso molto difficile dai profondi tagli economici che i fondi per i Parchi stanno subendo, si sta facendo nel Parco dei Monti Sibillini.
Il sentiero che percorre la Val di Rose parte dal paese di Civitella Alfedena, posto su una altura al di sopra del Lago di Barrea. È una delle valli più belle e frequentate del Parco, il cui fragile ecosistema viene tutelato nei periodi di maggior presenza turistica di luglio e agosto permettendo l’accesso solo a un numero massimo di 25 persone al giorno, accompagnate da una guida autorizzata. L’itinerario classico è l’anello che che percorre la valle, supera il Passo Cavuto, raggiunge il rifugio dei guardiaparco a Forca Resuni e ridiscende verso l’abitato attraverso la Valle Jannanghera. Un percorso che senza soste prevede circa 6 ore di cammino, privo di particolari difficoltà se non un minimo allenamento, e che tocca la quota massima di 1950 metri. Il primo tratto del percorso si snoda attraverso i tanti arbusti di rosa canina che sono la caratteristica della valle e dai quali prende il nome, per poi addentrarsi in una fitta faggeta.

La presenza della rosa canina è talmente numerosa che dà il nome alla valle
Dopo circa un’ora e mezza di camino si supera la quota del bosco e si procede allo scoperto e su un tratto più ripido verso il Passo Cavuto. È da questo punto in poi che iniziano gli incontri con i camosci. Abbastanza confidenti, se si evitano rumori improvvisi o gesti bruschi si accontentano di una distanza di sicurezza di una ventina di metri, per cui osservarli e fotografarli è davvero facile. Tanti i ritratti realizzati, di alcuni dei quali sono particolarmente soddisfatto. Questa è solo una piccola selezione:





Un itinerario interessante in tutto il suo svolgersi, dai boschi del fondovalle ricchi di biodiversità e popolati di cervi (meno tolleranti e difficilmente avvicinabili dei camosci), al percorso in quota aperto e roccioso, che consente una vista su gran parte dl territorio del Parco.

Vista da Passo Cavuto verso Forca Resuni e a sinistra il Monte Petroso
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Durante la prima settimana di marzo ho documentato per gli amici di Trekking Italia il trek Sahariano in Tunisia, organizzato dalla sede fiorentina.
Lo scopo principale del viaggio è stato realizzare dei contributi video da utilizzare per il film celebrativo del venticinquennale dell’Associazione. Prossimamente posterò qualche immagine e qualche informazione in più, anche se l’imprevisto cambiamento delle condizioni del tempo che ci ha purtroppo costretti ad annullare alcuni dei trek in programma. Dopo aver lasciato le oasi di montagna e lo splendido sole che ci ha accompagnati nelle prime due giornate, alla partenza del primo itinerario nel deserto del Grande Erg Occidentale, quello che nella prima mattinata era stato solo un vento molto forte si è trasformato durante il percorso in una vera e propria tempesta – durata poi alcuni giorni – e come significhi avventurarsi in un trekking durante una tempesta di sabbia lo dimostra bene questo breve montaggio, momenti che sono sicuro farà piacere rivedere soprattutto ai miei compagni di viaggio…
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